INUMANE E DEGRADANTI
Le carceri in Italia. La petizione e le proposte di Antigone, i dati di Ristretti Orizzonti, le circolari del DAP. Il carcere infernale è un carcere fuori legge.
Le carceri italiane sono in sistematica violazione delle legge. Un bel paradosso per quei non-luoghi deputati a recludere chi ha violato la legge. I dati indicano un trend consolidato di peggioramento. Le carceri già illegali lo diventano ogni giorno di più.
Fonte SovraffolamentoCarcerario.it
Fonte SovraffolamentoCarcerario.it
Più illegali e più afflittive
L’indirizzo che l’Amministrazione penitenziaria sotto il Governo Meloni impartisce alle direzioni degli isituti di pena è chiudere. Si incoraggia la chiusura dei regimi aperti, si riduce l’accesso al carcere per le attività trattamentali, si riducono le videochiamate, si toglie anche il frigorifero dalle celle.
Fonte Ristretti Orizzonti
Magistrati di Sorveglianza, in concreto
Fabio Falbo è detenuto a Rebibbia. Su l’Unità del 13 maggio 2026 ha raccontato il diniego ricevuto dal magistrato di Sorveglianza ad andare a trovare il padre ultra novantenne che nelle ultime settimane ha subìto due interventi, perché non sussistono condizioni di “pericolo di vita”.
La petizione di Antigone
L’Associazione Antigone ha elaborato una proposta per interrompere la flagranza criminale dello Stato. Sostienila con una firma alla petizione contro le carceri illegali.


Un caso di successo
Questa è la storia di un detenuto che ha cambiato vita, si è redento, ha rifiutato ogni beneficio per espiare la pena che non finirà mai. E mentre questa persona così diversa dal criminale che fu, restituisce del bene alla società, la Giustizia si presenta con 35 anni di ritardo per punirlo. La storia dell’ex terrorista nero Gilberto Cavallini.
Il carcere non è una serie tv
Il carcere vero interessa pochi, mentre il carcere finto, quello delle serie tv, interessa moltissimo. Comprensibile. Non possiamo gravarci di tutti gli orrori del mondo; non possiamo caricarci anche di questo fardello che riguarda in fondo persone che se la sono andata a cercare. Se quello che succede dentro fosse condiviso sui social come quello che succede fuori, forse l’attenzione s’innalzerebbe.
La pena secondo Costituzione
Ripudiamo la pena di morte ma accettiamo la morte per pena. La domanda che ci si dovrebbe porre è cosa vogliamo noi dal carcere o cosa crediamo di volere: punizione o ricostruzione? La punizione non risarcisce del male subìto, non riporta in vita i morti, non guarisce le ferite. Una persona ricostruita nella propria identità, una persona restituita alla libertà migliore di quello che era, ripaga con del bene la società che ha subìto il male. Ed infatti è questa la funzione della pena, secondo Costituzione.
Articolo 27 Costituzione
La responsabilità penale è personale.
L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.
Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato [cfr. art. 13 c. 4].
Non è ammessa la pena di morte.
Il logorìo della pena sospesa
Il 12 maggio su Radio Carcere, la trasmissione di Riccardo Arena per Radio Radicale, è andata in onda una puntata dedicata al caso Minetti, visto da una prospettiva inedita: il Diritto. Sono intervenuti l’avvocato Fabio Lattanzi, il Sostituto Procuratore presso la Corte Suprema di Cassazione Raffaele Piccirillo, il giornalista Giovanni Bianconi.
Dopo la condanna, Minetti è stata “sospesa” per sei anni in attesa che la richiesta di messa alla prova venisse valutata. La sospensione della pena si applica a condanne inferiori a quattro anni. Attualmente sono oltre centomila le persone condannate in attesa di sapere se la mattina si alzeranno per andare a lavoro o per andare in galera.
Pena differita vuol dire vivere nell’incertezza, nell’impossibilità di pianificare la vita. Minetti era solo una delle centomila persone in questa logorante condizione.
La puntata di Radio Carcere può essere ascoltata sul sito di Radio Radicale.






