Caso Minetti e capri espiatori
Scaricabarile in corso sul caso della Grazia concessa a Nicole Minetti. La Procura, il Ministero, il Ministro e la ex Capo di Gabinetto, un capro espiatorio perfetto
Dunque, la velina passata ai giornali subito dopo la nota indispettita del Qurinale, è che è stata Bartolozzi, la Giusi ex Capo di Gabinetto del Ministro della Giustizia Carlo Nordio. Avrebbe lei gestito la richiesta di grazia avanzata da Nicole Minetti.
Dopo l’inchiesta del Fatto Qutidiano, che ventila l’ipotesi che Minetti abia rubato il figlio adottivo a una poveracci, abbia fatto sparire l’avvocato, il tutto mentre continuava a favorire la prostituzione in Uruguay, il Quirinale chiede contro al Ministro. Il Ministro chiede alla procura generale presso la Corte d’appello di Milano, pregandola di acquisire nuove informazioni. La Procura Generale, che ha l’autorità deputata alle indagini, e che ha espresso parere positivo sulla Grazia a Minetti, dice che sulla carta era tutto ok.
Sulla stampa si punta l’indice su Bartolozzi, la ex Capo di Gabinetto di Nordio, magistrata, licenziata dopo la sconfitta referendaria. Sa di capro espiatorio, di velina fatta uscire per scudare il Ministro.
Ieri esce una nota-stampa di Nicole Minetti, la persona che ha ricevuto la Grazia dal Presidente della Repubblica perché possa evitare la galera e assistere il figlio piccolo malato. Le notizie pubblicate da il Fatto Quotidiano sono false - sostiene la nota della signora Minetti. Si diffida dal reiterarne la pubblicazione. Viene dato mandato ai legali ecc.
Sarà interessante capire se sia stata la testata giornalistica a pubblicare spazzatura o il Ministero della Giustizia a formulare, con inedita solerzia, una raccomandazione di clemenza non dovuta. Oppure ancora la Procura a non aver condotto con lo scrupolo dovuto gli accertamenti del caso. Ma come funziona la Grazia?
La Grazia del Presidente della Repubblica
Il procedimento di concessione della grazia è disciplinato dall’art. 681 del codice di procedura penale. La domanda di grazia è diretta al Presidente della Repubblica e va presentata al Ministro della Giustizia. È sottoscritta dal condannato, da un suo prossimo congiunto, dal convivente, dal tutore o curatore, oppure da un avvocato. (…)
Sulla domanda o sulla proposta di grazia esprime il proprio parere il Procuratore generale presso la Corte di Appello e, se il condannato è detenuto - anche presso il domicilio – ovvero affidato in prova al servizio sociale, il Magistrato di sorveglianza. A tal fine, essi acquisiscono ogni utile informazione relativa, tra l’altro, alla posizione giuridica del condannato, all’intervenuto perdono delle persone danneggiate dal reato, ai dati conoscitivi forniti dalle Forze di Polizia, alle valutazioni dei responsabili degli Istituti penitenziari …. Acquisiti i pareri, il Ministro trasmette la domanda o la proposta di grazia, corredata dagli atti dell’istruttoria, al Capo dello Stato, accompagnandola con il proprio “avviso”, favorevole o contrario alla concessione del beneficio.
Fonte: Sito del Quirinale
Il potere di Grazia spetta esclusivamente al Presidente della Repubblica. Lo ha stabilito una sentenza della Corte Costituzionale. Qualora a seguito delle nuove indagini, la Procura di Milano modificasse in negativo il parere, cosa farebbe il Presidente della Repubblica? Lo spiega il prof di Diritto Pubblico Comparato alla Sapienza di Roma, Stefano Ceccanti, intervistato da Roberta Jannuzzi per Radio Radicale.
Una puntata di War Room, curata da Alessandro Barbano, approfondisce gli aspetti giuridici, politici e mediatici della questione con il prof. Salvatore Curreri, docente di Diritto Costituzionale presso l’Università Kore di Enna.
Il ruolo della Procura
Martedì 28 Aprile la Procura Generale di Milano fa sapere di avere avviato «con urgenza» una serie di «accertamenti», attivando anche l’Interpol. Un iter complesso e più approfondito del precedente che ha portato il Ministero a passare al Presidente della Repubblica, i pareri positivi sulla concessione della Grazia.
Fatti gli accertamenti, la PG di Milano darà un nuovo parere, che potrà essere diverso dal primo parere positivo. Il nuovo, eventualmente difforme parere, verrà quindi trasmesso al Ministero e da questi al Presidente della Repubblica. Dopodiché cosa può fare il Presidente che ha concesso la grazia? Secondo il prof Ceccanti, dovrebbe formulare un atto di revoca, ma è una situazione costituzionalmente inedita.
Il fatto non è quello raccontato da il Fatto
Aggiornamento 3 maggio 2026. Il Domani fa una contro-inchiesta che smentisce la versione de il Fatto. Minetti non ha rubato il bambino alla madre povera, non ha fatto sparire l’avvocata della madre bioligica del bambino, non ha commesso illeciti nella procedura di adozione. Insomma il fatto non è come lo ha raccontato il Fatto. Qualche problema di attendibilità lo presente anche il più insigne tra i propalatori di fango.



Che questo governo sia spubblicato proprio dal "Fatto" è uno schiaffo morale enorme. Quasi come è stato, per la sinistra, vedere la prima donna diventare Primo Ministro, e invece di essere una compagna di lungo corso è una fascia (beh, questo è peggio...)