Processo all'imprenditore per "spaccio" legale
Luca Marola, imprenditore della Cannabis light, ha subìto un processo per detenzione e spaccio di stupefacenti. Lui assolto, l'azienda distrutta.
Luca Marola è l’imprenditore che ha ideato e costruito il settore della Cannabis light in Italia. Con la la sua azienda, Easyjoint, ha aperto la strada alla vendita legale di prodotti derivati dalla Canapa, dopo l’approvazione nel 2016 della prima legge che disciplina la materia.
L’azione penale nei suoi confronti viene perseguita dalla Procura di Parma, in virtù di una ambigua Sentenza pronunciata nel 2019 dalle Sezioni Riunite di Cassazione sulla commercializzazione della Cannabis light. Marola viene rinviato a giudizio.
Il processo comincia nel 2022. Si concluderà solo nel 2025 con l’assoluzione. Intanto l’azienda di Marola è andata in fumo.
Il sequestro stupefacente
Partiamo dal principio. Siamo nel 2019. La Guardia di Finanza irrompe nel deposito dell’azienda di Marola a Parma con un mandato di sequestro. L’operazione viene condotta come se, invece che con prodotti da agricoltura biologica, gli agenti di polizia giudiziaria avessero a che fare con partite di roba sintetizzata in un laboratorio di Narcos colombiani.
Marola seguiva un disciplinare molto rigido, adottato in seguito dalle associazioni degli agricoltori biologici con un protocollo d’intesa formalizzato in Parlamento. Ogni campione subiva analisi, controlli, un monitoraggio costante. Ogni lotto veniva identificato da un codice che lo rendeva tracciabile sino alla piantina da cui proveniva ogni singola inflorescenza.
Marola, nell’udienza del 4 Maggio 2023, spiega il disciplinare adottato per la selezione, l’analisi e il trattamento dei prodotti.
Quando irrompono nel “canapaio”, i finanzieri trovano merce conservata in lotti in condizioni controllate, etichettata, tracciata. Ebbene, il loro primo atto è strappare le etichette. Non solo, le gettano in terra, le calpestano, le distruggono sebbene fossero documenti di valore legale. Da quel momento è impossibile risalire alla filiera dei prodotti sequestrati ed alla composizione dei campioni.
In una delle prime udienze, il comandante della guardia di finanza, Antonio Dima, responsabile della stupefacente operazione investigativa, ammette che la documentazione relativa alla merce nel corso del sequestro è stata distrutta. Ascoltiamolo all’esame del difensore di Marola, l’avvocato Alessandro Gamberini, il 9 marzo 2023.
Erba ai topi
Gli errori marchiani compiuti dalla Polizia Giudiziaria, dunque su mandato della Procura di Parma, non si fermano qui. Una volta sequestrata, la merce è stata portata in un deposito in uso alla Guardia alla Finanza. Un deposito inadatto a conservare materiale deperibile e alterabile destinato ad essere analizzato. C’erano pure i topi, in quel deposito.
Ascoltiamo ancora il comandante Dina, nel prosieguo della deposizione, illustrare che fine abbia fatto la merce selezionatissima sequestrata a Marola.
Speriamo che almeno i topi se la siano spassata!
Ma non basta aver distrutto le etichette che tracciavano le inflorescenze e aver parcheggiato la merce in un deposito non in grado di preservarne la conservazione. Gli esperti incaricati delle rilevazioni scientifiche hanno anche usato un metodo non conforme alle linee guida ONU sul campionamento delle sostanze.
Uno dei periti della difesa, il professor Silvio Chericoni, docente di tossicologia forense all’Università di Pisa, spiega all’udienza del 2 Febbraio 2024 cosa abbiano sbagliato gli investigatori nella procedura seguita per selezionare i campioni da analizzare. In breve, tutto. Ascoltiamo!
L’accusa e il processo
Per farla semplice, la Procura voleva provare che la merce venduta da Marola - la Cannabis light - fosse illegale in virtù della già citata sentenza della Cassazione e che dunque fosse illegale l’intera azienda di Marola. In dibattimento si proverà il contrario e Marola verrà assolto. Purtroppo, dopo sei anni dal primo sequestro e tre dall’inizio del processo, l’azienda è ormai andata in fumo.
Nell’udienza del 4 maggio 2023 Marola risponde all’avvocato Giacomo Bulleri, del suo team legale, che gli chiede quali implicazioni abbia avuto l’inchiesta sulla sua attività imprenditoriale
Cui prodest?
Marola ha perso tutto in questa vicenda, salvo la libertà e la fedina penale pulita, ma non è l’unico perdente. Quante risorse ha investito la Procura di Parma e quante i corpi di polizia giudiziaria per dare la caccia a un imprenditore? Quanto ha perso il fisco dalla distruzione di un’azienda pioniera di un settore in espansione? Quanto hanno perso i clienti che non potendo più acquistare cannabis biologica non drogante, sono costretti a comprare dai pusher cannabis illegale, altamente drogante e nociva!
L’avvocato Gamberini, nella sua arringa finale, mette il dito in una delle tante piaghe della giustizia italiana, che nel processo a Luca Marola si manifesta in tutta la sua ipocrisia: l’obbligatorietà dell’azione penale. Ascoltiamo le considerazioni del penalista nell’udienza finale, è il 29 maggio 2025.
FONTE
Radio Radicale, Archivio Processi
Processo a Luca Marola, Tribunale di Parma, udienza 9 Marzo 2023. Audizione del comandante della Guardia di Finanza, Antonio Dima
Processo a Luca Marola, Tribunale di Parma, udienza 4 Maggio 2023. Audizione dell’imputato Luca Marola
Processo a Luca Marola, Tribunale di Parma, udienza 2 Febbraio 2024. Audizione del perito Silvio Chericoni
Processo a Luca Marola, Tribunale di Parma, udienza 29 Maggio 2025. Arringa dell’avvocato Alessandro Gamberini e sentenza



Purtoppo il suo caso è stato solo l'anticipo di quello che è avvenuto, la distruzione di una intera filiera artigianale/industriale che si era creata ed è stata distrutta.
Non lo sò se in altri paesi sia mai successo che nel giro di pochi anni si possa annullare un intero comparto produttivo per una lotta puramente ideologica e senza senso nei confronti di una pianta benefica e dai molteplici ed utili utilizzi.
Nessuna pseudo riforma ridarà e ripagherà questo e tutti gli altri imprenditori e lavoratori che hanno visto svanire il loro lavoro senza una ragione plausibile, l'ennesima
vergognosa infamia italiana.